14/06/17

Allarme veterinari, troppi animali curati con medicine per uso umano



C'è chi guarda al quattrozampe di casa come a un figlio, chi lo accoglie sotto le coperte e chi lo veste con abiti griffati. Ma quando la condivisione sconfina anche sui farmaci, diventa un problema serio. Ancora troppi danno medicine dell'uomo agli animali da compagnia, senza chiedere al veterinario che potrebbe invece spiegare come tutto questo non è consentito, se non in "casi del tutto eccezionali". A lanciare l'allarme sono proprio i "medici di fiducia" degli animali,  a margine di un incontro promosso a Milano per presentare una ricerca sul tema della salute e della prevenzione condotta da Gfk Eurisko e commissionata da Msd Animal Health.

Il fenomeno dei farmaci umani dati ai pet "è diffuso, anche se meno di 10-20 anni fa, perché intanto la farmacologia veterinaria ha messo a disposizione più farmaci, con un costo più vicino a quelli umani - segnala Emanuele Minetti, presidente dell'Anmvi (Associazione nazionale medici veterinari italiani) Lombardia e coordinatore Italia Nord Ovest - Questa forma di 'automedicazione' è un grosso problema. Le persone devono capire che un cane da un chilo non è come un uomo da 70 chili, che gli eccipienti dei farmaci veterinari sono studiati per cani e gatti e non per bimbi o uomini, le presentazioni sono su misura: le medicine per esempio sanno di carne più che di lampone. E' importante perché molti farmaci pensati per l'uomo sono amari. Frazionando compresse di antibiotici a uso umano non si può sapere con esattezza quanto se ne sta dando, e si rischia concretamente di sbagliare dosi. Ma ancora prima va precisato che l'utilizzo di un farmaco umano negli animali viene fatto contro la legge".

Legge che, precisa Roberto Villa, professore ordinario di farmacologia e tossicologia veterinaria all'università degli Studi di Milano, "prevede l'utilizzo in deroga di farmaci umani solo se non esiste un prodotto a uso animale idoneo per il tipo di patologia da curare. In questi casi eccezionali si può ricorrere a un medicinale registrato per un'altra specie e, se non c'è, a uno registrato per l'uomo. Se un veterinario lo prescrive senza seguire queste regole va incontro a sanzioni di migliaia di euro".

Le aziende farmaceutiche del settore salute animale hanno provato a definire i contorni del problema. "Secondo un'indagine dell'Aisa (Associazione nazionale imprese salute animale) - spiega Paolo Sani, amministratore delegato Msd Animal Health - si stima che ci sia una sovrapposizione del farmaco umano sul mercato veterinario che vale 80 milioni di euro". Ottanta milioni di euro "su un mercato - quello che riguarda i soli animali da compagnia - che in Italia è di circa 310 milioni di euro".

Si ricorre ai farmaci dell'uomo per curare i pet "per motivi di risparmio economico, ma talvolta anche perché si è convinti di trattare meglio il proprio animale dandogli un medicinale studiato per l'uomo - osserva Villa - Il rischio è legato alle diverse caratteristiche di assorbimento ed eliminazione, ai dosaggi non corretti. E' un uso empirico. Se poi ragioniamo in termini di resistenza batterica, il suo potenziale è spesso favorito da un utilizzo e un dosaggio non corretti".

L'abuso, prosegue, "è più diffuso per i pet. Per gli animali da allevamento esiste lo stesso vincolo di legge, ma anche l'obbligo di utilizzare solo farmaci che contengano principi attivi e eccipienti che siano stati valutati a livello europeo per la loro sicurezza non solo animale ma nell'uomo e nell'ambiente. Deve esserci la valutazione dei limiti massimi residuali e in presenza di questi requisiti è consentito l'utilizzo in deroga. Per questi vincoli e per i maggiori controlli che esistono in questo settore il fenomeno è meno diffuso, se non in specie minori dove ci sono vuoti terapeutici (come la faraona o il coniglio)".

Ma un punto fermo è che "la prescrizione di un farmaco a un animale la fa il medico veterinario al termine di un iter che porta a una diagnosi precisa e questo consente di dare la terapia adatta e su misura - ribadisce Minetti - Il farmaco umano in versione fai-da-te esce da questo circuito. Spesso si usa erroneamente il medicinale che c'è in casa, aperto o mal conservato. Quello che magari si è usato per il proprio figlio o quello dato da un amico. Con il rischio che sia anche scaduto. Sono storture pericolose per i nostri animali. Anche perché alcuni farmaci umani non si possono proprio usare nel cane o nel gatto. La ricetta è prerogativa del medico. Invece, spesso il proprietario chiede consigli di salute al titolare del negozio per pet, all'allevatore o al farmacista".

L'uso di medicinali umani sugli animali "è sbagliato anche se costano di più", incalza Minetti. I generici esistono, "i costi sono più alti perché sono richiesti studi sugli animali e perché il mercato è più piccolo - un anno di fatturato in quest'area può valere come tre mesi di un farmaco umano - e il rischio è che di conseguenza le aziende abbiano meno da investire anche in ricerca e sviluppo. E' un circolo vizioso. Un cane o un gatto non possono decidere della propria salute, la 'patria potestà' è del proprietario. E quindi bisogna agire con responsabilità. Per la salute di tutti.

(Fonte: www.adnkronos.com)


Vaccini e Visite Veterinarie: oltre la metà degli italiani non cura adeguatamente i propri animali domestici

Per gli esperti è un problema legato alla scarsa percezione dell'importanza di un animale in salute in relazione anche al benessere e alla sicurezza dell'uomo e dell'ambiente in cui si vive. 

 


Ormai sono milioni, e per la precisione 7,7 milioni, le famiglie che convivono con almeno un cane o un gatto, un esercito di 16,8 milioni di italiani (il 34% della popolazione adulta), il cui 17% dichiara di trattarli come figli. Eppure da un’indagine scopriamo che oltre la metà dei proprietari di pet non cura adeguatamente il proprio animale domestico, a cominciare dai vaccini per finire alle visite veterinarie.

La ricerca di Gfk Eurisko, commissionata da Msd Animal Health su un campione di 1.000 proprietari di animali domestici maggiorenni mette nuova luce sulla relazione uomo-animale. Anche se si dichiara di amare il proprio animale, questo non significa automaticamente proteggerli o fare in modo che stiano in buona salute. Quindi, anche se l’80% dei padroni di un pet ritiene importante che gli animali siano curati e in buona salute, soltanto il 46% poi dichiara di “farli vaccinare regolarmente”, il 42% li porta dal veterinario soltanto se ammalati, mentre soltanto il 12% fa fare esami del sangue e visite di controllo anche se sono in salute. 

Inoltre solo un 8% dei proprietari di cani e gatti pensa che ci sia un’elevata possibilità che cani e gatti trasmettano malattie all’uomo, su un 48% di persone che sa dell’esistenza di questo rischio. Nella vita reale questo si traduce in errori quotidiani: non sono in molti a pulire le zampe al cane (44%) o al gatto (17%) dopo la passeggiata, ancora meno si preoccupano di controllare il pelo (26% cane, 15% gatto). 

I dati sulla prevenzione sono in linea: solo il 56% fa le vaccinazioni di base; il 43% la profilassi contro parassiti come zecche o pulci; il 29% contro la filaria, la leishmaniosi e così via, il 25% le vaccinazioni specifiche come l’antirabbica. E c’è anche un 17% che non fa nessuna vaccinazione o profilassi. Il veterinario resta comunque il punto di riferimento per il 61%, la principale fonte di informazione sulla salute del pet. Ma c’è chi attinge anche ad altri canali, da Internet al passaparola, e solo il 46% verifica sempre o spesso i consigli fai da te col veterinario.

Gli esperti evidenziano il problema: c’è una scarsa percezione dell’importanza di un animale in salute in relazione anche al benessere e alla sicurezza dell’uomo e dell’ambiente in cui si vive. E così solo l’11% fa riferimento alla necessità di proteggere il proprio pet per evitare possibili contagi o trasmissioni di malattie, e solo il 17% correla questo aspetto con la salute di tutta la famiglia. 

Ma amare il nostro animale “non deve equivalere a umanizzarlo, a comprargli un cappottino alla moda o garantirgli una toilette” a 5 stelle, dice Emanuele Minetti, presidente dell’Anmvi (Associazione nazionale medici veterinari italiani) Lombardia e coordinatore Italia Nord Ovest. “Se lo amo parto dalla prevenzione. La salute è un diritto costituzionale anche per gli animali“. 

La ricerca ha analizzato anche l’approccio verso gli animali da allevamento: per il 97% del campione è importante che venga fatta prevenzione, il 48% ritiene che “se l’animale sta bene è più sano anche l’uomo che ne utilizza il prodotto”. E a tal proposito il 53% degli italiani legge sempre o spesso le etichette. E si dà tanta importanza al made in Italy: il 69%, per esempio, non acquisterebbe mai carni non italiane e l’80% lavorate fuori dai nostri confini. Cosa si teme? “Restano paure un po’ legate al passato – riferisce Isabella Cecchini, Health Director Gfk Eurisko – come quella di mangiare prodotti che contengono ormoni/anabolizzanti (37%) o additivi/coloranti (33%). E infine c’è l’uso degli antibiotici, temuto dal 36%” soprattutto in un’era in cui l’antibiotico-resistenza è una preoccupazione emergente.

Ma un uso degli antibiotici per gli animali si può ridurre eliminando il concetto di uso preventivo di massa e limitandolo a situazioni mirate e ricorrendo alle vaccinazioni con maggior frequenza, oltre che prestando maggiore attenzione al benessere, all’igiene e alle condizioni degli allevamenti. Msd Animal Health, spiega l’ad Paolo Sani: “ha deciso in Italia di abbandonare la strategia della terapia di massa con antibiotici orali. Sul fronte ricerca stiamo puntando molto sui vaccini e sul loro utilizzo, con strategie come la somministrazione intradermica che ha dimostrato di dare risposte immunitarie positive più alte per il fatto che l’animale è meno stressato. Il nostro messaggio è che un animale ben accudito riduce notevolmente il rischio di diffusione di malattie, rende appagato il proprietario e diventa parte integrante di un ecosistema in salute“.

(Fonte: www.nanopress.it)


10/06/17

AIDAA: torna il telefono viola contro l’abuso sessuale sugli animali

Da domani domenica 11 e per tutti i giorni a seguire sarà possibile segnalare l'abuso sessuale sugli animali con una semplice chiamata


Torna il “Telefono Viola” contro l’abuso sessuale sugli animali: “Da domani domenica 11 e per tutti i giorni a seguire sarà possibile segnalare l’abuso sessuale sugli animali con una semplice chiamata dalle ore 10 alle ore 15 al numero 3511804615 di AIDAA (costo in base al piano tariffario del proprio operatore verso i cellulari). Al numero – spiega l’associazione animalista – risponderanno i referenti di AIDAA al quale si potranno segnalare anche in forma anonima gli eventuali casi di sesso con animali, a loro volta queste segnalazioni saranno girate dopo i controlli del caso alle autorità competenti.”
Dopo gli ultimi casi denunciati di sesso con animali abbiamo deciso di riattivare il servizio del telefono viola dedicato proprio a queste segnalazioni – dice Lorenzo CROCE presidente di AIDAA- per stroncare questa schifezza che pare stia sempre prendendo sempre piu piede anche tra i vip“.
In Italia – spiega in una nota AIDAA – si possono trovare sulla rete oltre un milione e mezzo di video di sesso con animali accessibili anche ai bambini con un semplice clic del mouse del computer, E sono state fatte diverse denunce contro persone beccate a fare sesso con animali alcune delle quali ancora in fase di inchiesta.

(Fonte: www.meteoweb.eu)




26/05/17

PRINCE, due mesi, cerca casa


26/5/17 - PRINCE  è  questo minuscolo gattino che oggi ha appena 2 mesi, recuperato dalla strada il 23 aprile debilitato e con rinotracheite. Le foto di seguito pubblicate lo hanno seguito nella sua crescita e adesso è in piena forma, pronto per essere accolto dalla famiglia che vorrà adottarlo.





Prince è un grande coccolone, ama i pupazzetti di peluche  e si diverte tantissimo a giocare con gli altri gatti presenti in casa della volontaria che si sta occupando di lui. Ha iniziato a mangiare le crocchette e usa la lettiera. 
Prince si affida con microchip, libretto sanitario in regola e a seguito controllo pre-affido. 
Per ogni info inviare mai a infoaacli@gmail.com






PETIZIONE : Poniamo fine al dolore dei suini




FIRMA LA PETIZIONE 
PROMOSSA DA "END PIG PAIN" A QUESTO LINK




In Europa, milioni di suinetti vengono castrati senza anestesia e analgesia; 
le loro code mozzate o cauterizzate; i loro denti troncati.

Aiutaci a cambiare le cose. Agisci ora, poni fine a questa sofferenza!

Ai Suinetti di meno di una settimana viene mozzata o cauterizzata la coda senza anestesia e analgesia. I loro denti vengono troncati o limati. Tutto questo per controllare il comportamento, in sistemi di allevamento dove vengono allevati in condizioni di sovraffollamento, senza alcuno stimolo.

Agisci ora e aiutaci a fermare tutto questo.

Milioni di suini vengono castrati senza anestesia e analgesia in Europa e in Italia per prevenire l’odore di verro. Questa sofferenza può essere evitata, perché i suini possono essere allevati interi oppure possono essere vaccinati contro l’odore di verro.

Agisci ora: firma la nostra petizione per cambiare tutto questo.

Poniamo fine dolore dei suini: firma la lettera indirizzata al Ministro Lorenzin
 e chiedile di abolire tutte le mutilazioni.





25/05/17

Microchip obbligatorio per le tartarughe Testudo

La Circolare interministeriale protocollo PNM 25893, datata 14 dicembre 2011, a cura dell’Attività di Gestione C.I.T.E.S. (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Flora and Fauna) ha stabilito che le Testudo, in particolare gli esemplari di Testudo hermanni, Testudo graeca e Testudo marginata, in Italia dall’1 gennaio 2012 devono essere marcate con microchip.

 



Si legge testualmente che per questi animali “il rilascio dei certificati  è subordinato alla loro marcatura, entro il primo anno di vita, mediante l’applicazione di un radiosegnalatore a microcircuito non modificabile dalle dimensioni massime di mm 1,5 x mm 7, conosciuto anche come nanomicrochip”.

I proprietari delle tartarughe appena nate hanno  l’obbligo di denunciare la nascita dopo 10 giorni che sono venute al mondo e di inserire il microchip entro un anno.

Per ogni autorizzazione burocratica bisogna rivolgersi all’ufficio territoriale del C.I.T.E.S. che rilascia autorizzazione all'inserimento del chip per tutte le  tartarughe nate prima dell’1 gennaio 2012.
Per il proprietario dell'animale che non rispetta tale obbligo di legge sono previste sanzioni anche penali.