24/05/17

BEA, salvata dalla strada, cerca casa





15/03/2017 - Questa piccola batuffola si chiama BEA  e ha cinque mesi. E' stata recuperata agli inizi di dicembre 2016 lungo la strada in brutte condizioni dovute a malattie da raffreddamento, debilitazione e quasi cieca. Grazie alle cure veterinarie e al piccolo intervento chirurgico agli occhi oggi  è perfettamente in forma e ci vede benissimo anche se ha un occhietto leggermente più chiuso! 

Bea è dolcissima e gioca volentieri con gli altri gatti presenti in casa della volontaria che si occupa di lei! BEA ha soltanto bisogno di una mamma e di una casa! 
Si affida con controlli pre e post affido, firma modulo di adozione e con libretto sanitario in regola.
Per ogni info inviare mail a infoaacli@gmail.com


                                             (Bea al momento del suo ritrovamento)









Cassazione: i cani maltrattati vanno mantenuti dal Sindaco

Tale soggetto assume infatti una posizione di garanzia del benessere degli animali presenti sul territorio comunale
 


Articolo di Valeria Zeppilli
Fonte: Cassazione: i cani maltrattati vanno mantenuti dal Sindaco
(www.StudioCataldi.it)

L'ordinamento giuridico internazionale, prima, e quello interno italiano, poi, hanno negli anni attribuito un ruolo sempre più significativo agli animali da compagnia all'interno della società, riconoscendo ad essi la natura di esseri senzienti.
Una dettagliata ricostruzione delle diverse tappe del percorso che ha portato all'affermazione di una serie di importanti diritti degli amici a quattro zampe e non solo è stata recentemente fatta dalla Corte di cassazione, con la sentenza numero 18167/2017 dell'11 aprile (qui sotto allegata), nell'ambito di un procedimento avente ad oggetto la corretta individuazione del soggetto competente a provvedere in materia di animali sequestrati a seguito di maltrattamenti, una volta che sia stata disposta la loro confisca.
In generale, infatti, l'articolo 19-quater delle disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale prevede che gli animali oggetto di sequestro o di confisca vadano affidati a quelle associazioni o a quegli enti che ne facciano richiesta e che diano garanzie di poterli tenere in modo adeguato. Se, però, questi soggetti manchino, per i giudici è il sindaco che deve mantenere gli animali maltrattati.
Per la Corte, infatti, sono diverse le norme la cui lettura in stretta connessione tra loro rende chiara la posizione di garanzia ricoperta dal sindaco rispetto agli animali presenti sul territorio comunale, del cui benessere egli è direttamente responsabile, dalla quale deriva l'obbligo di far fronte al loro mantenimento in caso di confisca.
Tale obbligo non può, invece, essere ricondotto in capo allo Stato che è gravato solo delle spese di custodia nel corso del procedimento e del processo penale e che perde ogni responsabilità dopo il passaggio in giudicato del provvedimento che ha disposto la confisca.

1 maggio 2017 - Fattoria "Mondo di Heidi"

I nostri momenti liberi preferiamo trascorrerli a contatto con la natura e la festività del 1 maggio è stata la giornata ideale per ritornare a Eboli (SA) in via Fontanelle, per una visita alla fattoria didattica - azienda agricola "Il Mondo di Heidi" dove tanti animali hanno trovato accoglienza grazie all'amore di Claudio De Nigris che si occupa di loro. 





In queste immagini gli ultimi arrivati: i 15 agnelli salvati dal macello che avranno una vita lunga e tanto spazio per crescere felici e liberi.








Il nostro messaggio è quello di imparare a guardare gli animali non nel nostro piatto, ma ogni volta che crescono felici nei prati e giocano tra di loro come giocano i nostri bambini con gli amici. 
Gli animali sono eterni bambini, sono tutti uguali, uguali al cane o gatto che abbiamo in casa o che incontriamo a casa di amici. 
Tutti gli animali provano sentimenti come paura e dolore, ma anche gioia, affetto, amore. Non c'è giustificazione per ammazzarli. Impariamo a rispettarli e ad amarli!
La nostra associazione ringrazia Claudio per la sua ospitalità e per tutto l'impegno nei confronti degli animali sottratti a maltrattamento o a un crudele destino.

03/04/17

PASQUA 2017, CHE SIA UNA PASQUA DI VITA!




Ogni anno a Pasqua vengono uccisi 900 mila tra agnelli, capre e pecore. Animali costretti ai lunghi "viaggi della morte", agnellini strappati alle madri che continueranno a cercarli, stipati in camion strapieni, in condizioni insostenibili … unica destinazione macello, dove per loro non ci sarà scampo!



Tutto questo, perché? Salvarli è facile: cominciamo a dire basta alla tradizione di mangiare l’agnello e mettiamo sulla brace una bella grigliata di verdure! Lasciamo vivere queste splendide creature figlie della vita.



Impariamo e guardare gli animali non nel nostro piatto, ma ogni volta che crescono felici nei prati e giocano tra di loro come giocano i nostri bambini con gli amici. 



Gli animali sono eterni bambini, sono tutti uguali, uguali al cane o gatto che hai a casa o che incontri a casa di un tuo amico. 


Tutti gli animali provano sentimenti: paura, dolore, ma anche gioia, affetto, amore. Non c'è giustificazione per ammazzarli. Impariamo a rispettarli e ad amarli!

Buona Pasqua a chi rispetta la vita!

16/03/17

Trascurare il proprio cane è reato di abbandono - ...

Condannato dal Tribunale di Trento un uomo che custodiva un beagle in un piccolo recinto, senza una cuccia e legato con una catena
cane beagle prigioniero

Articolo di Marina Crisafi pubblicato su www.stidiocataldi.it: 

È colpevole del reato di abbandono di animali il proprietario che trascura il proprio cane  facendolo vivere in spazi ristretti e in condizioni tali da produrgli gravi sofferenze psicologiche.

È quanto ha affermato il Tribunale di Trento con la recente sentenza n. 375/2015 (qui sotto allegata), confermando la condanna di un uomo per la colpevole trascuratezza dimostrata nei confronti del proprio cane, ma inquadrandola però nella ipotesi contravvenzionale ex art. 727 c.p. (Abbandono), e non in quella di maltrattamento di animali ex art. 544-ter c.p.
Dalle risultanze processuali, a seguito dei sopralluoghi dei carabinieri e del veterinario dell'ufficio igiene, emergeva che il cane, un beagle, era costretto a vivere in un luogo ristretto, ulteriormente limitato dall'uso della catena, privo di cuccia o altre protezioni ed esposto quindi alle intemperie, oltre che circondato dai propri escrementi. 

Valutato il compendio istruttorio, il giudice ha ritenuto provato che il cane era tenuto con modalità tali "da arrecare allo stesso gravi sofferenze, incompatibili con la sua natura, avuto riguardo al patrimonio di comune esperienza e conoscenza ed anche alle acquisizioni delle scienze naturali". 

A nulla rileva, per il tribunale trentino, che dalle visite effettuate dal veterinario, peraltro a distanza, non fossero emerse "patologie o segni di sofferenza" evidenti. 

Richiamando l'orientamento della Cassazione in materia (cfr. sentenza n. 2774/2005), infatti, ha affermato il giudice "quando le condizioni in cui vengono custoditi gli animali risultino tali da provocare negli stessi uno stato di grave sofferenza, non assume efficacia esimente il fatto che in conseguenza di tali condizioni di custodia l'animale non abbia subito vere e proprie lesioni dell'integrità fisica". 

Per cui, anche se non è emersa una dolosa volontà di cagionare al cane lesioni o di sottoporlo alle altre condizioni previste dall'art. 544-ter c.p., la condotta dell'uomo va senz'altro ricondotta nell'ipotesi contravvenzionale di cui all'art. 727 c.p.
 
Da qui la condanna al pagamento di 2.500 euro di ammenda, oltre al risarcimento dei danni, di pari importo, all'Organizzazione Italiana Protezione Animali (OIPA), costituitasi parte civile, nonché alla rifusione delle spese legali.


(www.StudioCataldi.it) 

Stressare gli animali è reato - Sent. Cass. 10009/...

La Cassazione ha confermato la condanna ex art. 727 c.p. per aver detenuto 25 gatti e un cavallo in condizioni di stress

animali domestici di varie specie

 Articolo di Lucia Izzo pubblicato su www.studiocataldi.it:

Rischia una condanna per abbandono di animali chi li detiene con modalità tali da arrecare agli stessi gravi sofferenze, incompatibili con la loro natura, anche se si tratta di soli patimenti psicologici. 
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, terza sezione penale, nella sentenza n. 10009/2017 (qui sotto allegata) confermando la condanna ex art. 727 c.p. a carico di una donna per aver mantenuto, all'interno di un locale chiuso concesso in comodato d'uso, 25 gatti selvatici e un cavallo, in condizioni ambientali incompatibili con la natura degli stessi animali

In particolare, a causa delle pessime condizioni igieniche del locale, gli animali avevano patito rilevanti sofferenze fisio-psichiche. I gatti, ad esempio, erano apparsi fobici rispetto alle visite degli ispettori dall'Asl e comunque molto stressati.

Inutile per la donna cercare di destituire di fondamento l'apparato accusatorio affermando che gli animali non fossero soggetti a malattie fisiche. La Cassazione rammenta che l'art. 727 c.p., rubricato "abbandono di animali", punisce, al comma 2, la condotta di colui il quale "detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze".
Secondo la giurisprudenza, il reato in questione è integrato dalla condotta, anche occasionale e non riferibile al proprietario, di detenzione degli animali con modalità tali da arrecare agli stessi gravi sofferenze, incompatibili con la loro natura, avuto riguardo, per le specie più note (quali, ad esempio, gli animali domestici), al patrimonio di comune esperienza e conoscenza e, per le altre, alle acquisizioni delle scienze naturali.

Dunque, ai fini dell'integrazione del reato in esame non è necessario che l'animale riporti una lesione all'integrità fisica, potendo la sofferenza consistere anche soltanto in meri patimenti, la cui inflizione sia non necessaria in rapporto alle esigenze della custodia e dell'allevamento dello stesso.

Inconferenti appaiono le doglianze attoree secondo cui l'accoglienza dei felini all'interno del locale avrebbe rappresentato una misura dettata a salvaguardia degli stessi. La condanna, infatti è scattata per non aver assicurato agli animali i necessari interventi di pulizia, diretti a impedire che dalla fermentazione delle deiezioni e, comunque, dalle emissioni organiche, potessero derivare, come invece accertato, affezioni delle vie respiratorie o irritazioni alle mucose.

Neppure poteva affermarsi che le condizioni igieniche riscontrate nel locale sarebbero state simili a quelle in cui sarebbero soliti vivere i gatti randagi nonché alle condizioni che, ordinariamente, si rinverrebbero nelle stalle. Il personale della A.S.L., infatti, aveva sottolineato come le condizioni igieniche fossero assolutamente compromesse e come, da tale situazione, fossero conseguite le già richiamate affezioni respiratorie nonchè la condizione di fortissimo disagio degli animali, estremamente reattivi e fobici. 

Per i giudici la sottolineata condizione di stress e promiscuità degli animali doveva ritenersi sufficiente a integrare la fattispecie contestata, indipendentemente dalla eventuale presenza di altre malattie come la richiamata A.I.D.S. felina. Oltre che per i gatti, infatti, quanto affermato vale anche per il cavallo, che la difesa ha ritenuto non essere stato abbandonato: all'animale, tuttavia, affetto da grave zoppia non era stato somministrato il necessario antidolorifico, determinando a carico dell'equino una pacifica condizione di forte sofferenza fisica, suscettibile di integrare la contravvenzione contestata.

Fonte: Stressare gli animali è reato
(www.StudioCataldi.it)