05/07/17

Il Samsung Galaxy S8 è dannoso per i cani. Ecco perché…

La batteria del nuovo Samsung Galaxy S8 è pericolosa per i cani, come annunciato dalla stessa azienda produttrice dello Smartphone. Ecco perché.




L’attesissimo Samsung Galaxy S8 è l’ultimo prodotto lanciato dall’omonima azienda sudcoreana. A pochi giorni dalla sua presentazione e disponibilità negli store, questo Smartphone di ultima generazione ha riscontrato un successo inaspettato grazie alle sue caratteristiche innovative, come l’Infinity Display o il sofisticato scanner dell’iride per il riconoscimento facciale quando si desidera sbloccare il telefono. Ma al di là delle sue indiscutibili caratteristiche tecniche, il Samsung Galaxy S8 ha fatto molto parlare di sé anche per il curioso simbolo posto sulla batteria che raffigura il volto di un cane con una barra sopra.



Con questo simbolo l’azienda ha voluto avvertire i suoi acquirenti che i cani non devono assolutamente entrare in contatto con il dispositivo elettronico poiché gli elementi contenuti all’interno della batteria sono molto tossici. La batteria è infatti composta da sostanze dannose per l’organismo, quali: cobalto, carbonio, rame o alluminio, che, se ingerite dal cane o da un bambino, possono provocare gravi ustioni e irritazioni e sintomi quali perdita di appetito, diarrea, dolori addominali e danni all’apparato digerente.
Per l’alta pericolosità di tali materiali, già in alcuni precedenti modelli di Smartphone la Samsung aveva reso impossibile l’estrazione della batteria, riducendo in tal modo i rischi di un possibile danneggiamento o perforazione della stessa. Ma si sa, molto spesso i cani, e in particolare i cuccioli, sono attratti da qualsiasi oggetto che trovano e non è da escludere quindi l’ipotesi che uno Smartphone possa essere scambiato per un giocattolo e addentato.
Il modello S8 non è il primo dispositivo Samsung ad essere caratterizzato dall’adesivo di divieto per i cani, infatti, il simbolo apparve già in passato nel 2015 quando furono immessi sul mercato il Samsung Galaxy S5 e il Samsung Note 4. In questo modo la Samsung ha dato prova di avere a cuore la salute dei nostri amici a quattro zampe.

(Fonte:  http://velvetpets.it)

“SOS CANE SUL BALCONE”: il nuovo servizio AIDAA per salvare gli animali



L’AIDAA lancia il servizio “SOS CANE SUL BALCONE”, che permetterà, al costo do una telefonata o di un SMS, di segnalare la presenza di un cane o di un altro animale abbandonato sotto al sole su un balcone o a catena corta. 

Ogni anno sono oltre 3000 l’anno le segnalazioni di cani abbandonati sul balcone, mentre due milioni sono i cani alla catena di questi almeno la metà sono tenuti a catena corta (meno di due metri). Da questi dati prende spunto l’iniziativa, lanciata dall’Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente (AIDAA) “SOS CANE SUL BALCONE”. Si tratta di un servizio a favore degli animali attivo da giovedì 6 luglio in tutta Italia, che permetterà con una mail, con un semplice sms (corredato di fotografia) oppure con una telefonata di segnalare la presenza di un cane o di un altro animale abbandonato sotto al sole su un balcone o a catena corta.

Si tratta di un servizio di grande utilità che potrà salvare la vita a molti cani soprattutto con le temperature torride estive. Sono sempre più numerosi infatti i casi di incuria in cui gli animali vengono abbandonati sul balcone sotto al sole, senza un riparo e spesso senza neanche l’acqua per dissetarsi. Una situazione di grande pericolo per i cani che rischiano facilmente di andare in ipotermia, con conseguenze anche fatali.  Il servizio è esteso anche ai gatti e a qualsiasi animali in difficoltà.
COME FUNZIONA
Una volta individuato il cane alla catena o abbandonato sul balcone, è possibile chiamare il numero delle segnalazioni AIDAA: 351 1804615 (al costo di una chiamata e o un SMS o MMS in base al proprio piano tariffario) attivo dalle ore 10:00 alle ore 19:00 o inviare un sms allo stesso numero di telefono accompagnato da fotografie che documentino la situazione. In alternativa è possibile inviare un’email all’indirizzo: direttivo.aidaa@libero.it
La persona che effettuerà la segnalazione dovrà anche presentarsi o comunque rendere identificabile il proprio numero di telefono e segnalare l’indirizzo esatto e la città dove si trova l’animale e specificarne il piano, nel caso in cui si trovi in un condominio. Una volta ricevuta la segnalazione, i volontari AIDAA interverranno direttamente o, laddove non fosse possibile effettuare un sopralluogo diretto, inoltreranno in tempo reale la segnalazione alle Forze dell’Ordine e ai Vigili del Fuoco.

(Fonte: velvetpets.it )


Che cosa fare se si incontra una tartaruga marina?

ll WWF, dopo aver consultato gli esperti, propone una serie di consigli utili per tutelare questi splendidi animali protetti dalla legge



Può capitare, andando per mare o camminando su una spiaggia, lungo le coste del nostro Paese, di imbattersi in una delle specie di tartaruga marina che vivono nel Mediterraneo (quella più comune è la Caretta caretta).

Ma cosa fare in caso di avvistamento di un esemplare in difficoltà?  
Chiariamo intanto che le tartarughe marine sono a rischio di estinzione. Per questo esistono leggi nazionali e accordi internazionali che ne vietano la cattura intenzionale, il commercio e il consumo. Tuttavia, può accadere di pescare accidentalmente una tartaruga marina, senza per questo incorrere in un reato, mentre è condannabile rigettarla in mare senza assicurarsi del suo stato di salute e senza aver avvertito le Autorità Competenti. 

Seguendo alcune suggerimenti pratici tutti possono dare un aiuto per prevenire l’inutile morte di molte tartarughe e contribuire attivamente alla loro sopravvivenza anche grazie alla collaborazione con la Rete Nazionale del Progetto Tartarughe Marine.

Ecco una breve guida di pronto soccorso per le tartarughe proposta dal WWF:
In caso di avvistamento, se possibile bisogna registra le coordinate del luogo.
È importante non inseguirla e non tagliarle la strada con la barca, ma limitati ad osservarla da una distanza di sicurezza. Nel caso in cui la tartaruga presenti elementi di sofferenza, ad esempio la mancata immersione, resti ferma per lungo tempo, sanguini vistosamente o presenti pezzi di rete o lenze intorno al corpo, allora bisogna intervenire e tentare di recuperarla.
In quel caso è necessario avvicinarsi lentamente all’animale e recuperarlo con molta attenzione senza l’utilizzo di strumenti affilati. È fondamentale contattare immediatamente la Capitaneria di porto al 1530 e avvisare il personale specializzato di un Centro di Recupero Tartarughe Marine.
E se invece la tartaruga si trova sulla spiaggia? 
Le tartarughe vengono sulle nostre spiagge per nidificare, ma può accadere anche di trovare esemplari spiaggiati o in evidenti difficoltà.
Nel caso in cui la tartaruga stia deponendo le uova, la prima cosa da fare è non disturbare l’animale, soprattutto con flash e fotocamere e avvertire un Centro di Recupero Tartarughe marine. Le tartarughe sono estremamente sensibili alle luci artificiali che potrebbero anche far perdere loro l’orientamento ed è quindi fondamentale ridurre le fonti luminose al massimo. Una volta che avrà terminato con la deposizione delle uova e l’animale sta tornando in mare sarà necessario invece contrassegnare sulla spiaggia il luogo di deposizione e difenderlo da eventuali predatori. Così conclude la nota del WWF.

(Fonte:  www.quotidiano.net )



04/07/17

Cosa rischia chi abbandona un cane o un altro animale?

Il fenomeno dell’abbandono degli animali riguarda sia chi li lascia sul ciglio della strada, chi invece li lascia numerose ore soli nel giardino senza viveri e senza prendersene cura.


Negli anni, la sensibilità nei confronti degli animali e delle violenze perpetrate ai danni di essi è venuta via via aumentando. Nel codice penale hanno così trovato ingresso una serie di reati volti a punire condotte come l’uccisione, il maltrattamento o l’abbandono. Proprio l’ipotesi dell’abbandono dell’animale è molto frequente. Tale condotta è punita dal codice penale che, in un apposito articolo [1], stabilisce quanto segue:
  • Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro.
  • Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze.
Questo articolo ha una funzione “residuale”: serve cioè a punire tutte le condotte che non rientrano nella più grave forma dell’uccisione e del maltrattamento.
I comportamenti puniti sono due:
  • l’abbandono di animali: è ad esempio il caso di chi, prima della villeggiatura, abbandona il cane sul ciglio della strada;
  • la detenzione di animali in condizioni di contrasto con la loro natura tali da generare in loro sofferenze.
Il concetto di abbandono include non solo la precisa volontà di abbandonare l’animale, ma anche quella – più generale – di non prendersene cura nella consapevolezza che l’animale stesso sarà incapace di badare a se stesso. In altri termini si colpisce l’indifferenza e la trascuratezza verso la sorte del cane, del gatto o di qualsiasi altro animale. Si ha quindi abbandono di un cane anche quando il proprietario, pur avendo accolto presso di sé l’animale, non se ne prende più cura mantenendolo in condizioni incompatibili con la sua natura, tale da generargli profonda sofferenza. Si pensi al caso di chi sta numerose ore fuori casa, lasciando il proprio cane legato a una catena, senza cibo, con acqua stagnante e circondato dai propri escrementi; o al caso di chi parte per le vacanze e lascia il cane da solo nel giardino.
Scatta il reato di abbandono del cane anche nei confronti di chi lascia l’animale chiuso in auto per numerose ore, soprattutto in estate [2]. Lo stesso dicasi se si lascia il cane solo in giardino, peggio se lontano dalla abitazione. La Cassazione ha ritenuto che, quando c’è il pericolo di reiterazione del reato il cane può essere sottoposto a sequestro (si pensi al caso del padrone le cui abitudini lavorative lo possono tenere lontano da casa per diverse ore o giorni).
Inoltre in caso di condanna del proprietario dell’animale, secondo la giurisprudenza si può procedere alla confisca del cane. La confisca non può essere disposta se il cane appartiene a un’altra persona diversa dal responsabile.

(Fonte:  https://www.laleggepertutti.it/167044_cosa-rischia-chi-abbandona-un-cane-o-un-altro-animale)


Che rischia chi uccide un animale?

Delitti contro il sentimento degli animali: l’uccisione di un cane o di qualsiasi altro animale è un reato. Ecco quali sono le sanzioni.
La legge italiana sanziona una serie di condotte contrarie al sentimento verso gli animali, come l’uccisione, il maltrattamento o l’abbandono. Tali norme sono entrate nel codice penale solo nel 2004, segno di come si è evoluta la sensibilità sociale non solo verso i cosiddetti animali di compagnia, come cani e gatti.

Il primo di questi articoli sanziona l’uccisione e ci spiega che rischia chi uccide un animale:
«Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da 4 mesi a 2 anni».

Tale norma tutela l’animale in quanto oggetto di sofferenze. C’è poi un altro articolo del codice penale [2] che, sempre in caso di morte dell’animale, tutela invece il padrone e, più specificamente, il suo patrimonio. Tale disposizione stabilisce che:
«Chiunque senza necessità uccide o rende inservibili o comunque deteriora animali che appartengono ad altri è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a lire seicentomila.

La pena è della reclusione da sei mesi a quattro anni, e si procede d’ufficio, se il fatto è commesso su tre o più capi di bestiame raccolti in gregge o in mandria, ovvero su animali bovini o equini, anche non raccolti in mandria.

Non è punibile chi commette il fatto sopra volatili sorpresi nei fondi da lui posseduti e nel momento in cui gli recano danno».

Dunque, chi uccide un animale può essere punito a norma dei due predetti articoli. Occupiamoci, più nel dettaglio, della prima ipotesi. Del reato risponde sia chi uccide un animale proprio o altrui. È necessario che la morte sia voluta dal colpevole (dolo). Pertanto non può essere punito chi uccide un animale senza volerlo (ossia per colpa), come nel caso di chi ammazza un cane che attraversa la strada. È invece punibile chi si è ben rappresentato il rischio dell’uccisione e lo ha ugualmente accettato, come nel caso di chi intravede un gatto che attraversa la strada e ciò nonostante non rallenta pensando che l’animale cambi rotta o si scosti.

La Cassazione è di recente tornata sull’argomento e, con una sentenza depositata oggi [3], ha stabilito che commette reato chi uccide gratuitamente e senza necessità un animale: solo se consentita e disciplinata da norme speciali, l’uccisione non è perseguibile penalmente. Per rischiare il reato di uccisione di animale è necessario che sia dimostrata la «gratuità dell’uccisione», la sua «non necessità». Nei limiti previsti dalla legge si può invece uccidere per caccia o altri motivi giustificati dalle leggi speciali in materia di animali. Infatti – continua la Cassazione – solo le uccisioni e le modalità di attuazione delle stesse espressamente disciplinate e consentite da norme speciali sono valutate come “necessarie”. Diversamente l’uccisione risulta gratuita e costituisce reato.

(Fonte:  https://www.laleggepertutti.it/167039_che-rischia-chi-uccide-un-animale)


29/06/17

Vittoria! Dopo indagine di ESSERE ANIMALI chiude allevamento di conigli

(Articolo pubblicato da Essere Animali  https://www.essereanimali.org/2017/06/dopo-nostra-indagine-chiude-allevamento-conigli)


Le terribili immagini dell’allevamento di conigli del forlivese erano state trasmesse anche dalla trasmissione Piazza Pulita di La7.
La chiusura della struttura, che mandava al macello ogni anno circa 10.000 conigli per la produzione di carne, mostra l’utilità delle nostre investigazioni, che tutelano gli animali e i consumatori.



Alla nostra video-indagine, ampiamente ripresa anche dalla stampa locale, era seguita una denuncia alla Procura di Forlì, che ha consentito un intervento del Corpo Forestale dello Stato e portato a un decreto penale di condanna per la violazione dell’art.727 del Codice Penale e la “detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura”. Sono state accertate anche trasgressioni al Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n.146 sulla protezione degli animali negli allevamenti e al Regolamento di Igiene.

L’allevamento prima della chiusura

All’interno della struttura avevamo documentato una situazione di gravissimo degrado, con i conigli rinchiusi in piccole gabbie sovraffollate, sommersi nelle loro feci. Gli animali vivevano nella quasi totale immobilità, molti presentavano infezioni alle orecchie e ovunque vi erano cadaveri disseminati e lasciati decomporre in mezzo agli esemplari vivi. I farmaci destinati agli animali erano conservati alla rinfusa in uno sgabuzzino sudicio.
Sappiamo che il titolare dell’allevamento ha fatto ricorso contro alcune sanzioni e che inoltre non è stato condannato per il più grave reato di “maltrattamento di animali”, secondo l’art. 544-ter del Codice Penale. A nostro avviso ve ne erano i presupposti, essendo tale reato perseguibile se viene appurata una condotta di “crudeltà senza necessità”.
Prendiamo comunque atto della scelta dell’allevatore di chiudere l’attività, che oggi appare completamente smantellata, con le gabbie smontate e poste all’esterno della struttura.
Non possiamo che essere soddisfatti degli effetti che ha avuto il nostro lavoro, la stabulazione in gabbia infatti presenta sempre gravissime criticità e condanna animali sensibili come conigli a privazioni e sofferenze.

Lo stesso Parlamento Europeo nel marzo di quest’anno ha votato a favore della realizzazione di una legge specifica che garantisca standard minimi di protezione dei conigli negli allevamenti, a oggi vergognosamente assente. Ora sarà la Commissione Europea dell’agricoltura che dovrà legiferare e la situazione riguarda molto da vicino anche il nostro paese. L’Italia è infatti uno dei principali produttori di conigli a livello mondiale, con 20 milioni di animali allevati.
Se con le investigazioni e le denunce possiamo fare molto per questi animali, l’unica soluzione per salvarli veramente tutti passa dalle scelte di ognuno di noi.
Vuoi sapere come?
La risposta è qui ed è alla portata di tutti!